Prime Esperienze
UN SOGNO REALIZZATO
13.12.2025 |
5.010 |
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"Lei lo accolse prontamente come se fosse un dolce desiderato e subito cominciò a leccarmi la cappella, poi l’asta e nuovamente la cappella, massaggiando con una mano i miei testicoli e tenendo..."
Sono le esperienze vissute in gioventù, che possono essere intense e indimenticabili, legate ad amicizie, luoghi, emozioni o eventi specifici. In particolare i ricordi delle superiori sono sempre i più belli perché formano la base della nostra identità, aiutandoci a capire chi siamo e da dove veniamo. Era il 1974 e praticamente da sempre, mi piaceva Stella, una delle mie compagne di scuola. Con Stella c’era un rapporto unico e, nonostante mi piacesse, lei di stare con me non ne voleva sapere, tanto che mi fidanzai con Serena, un’altra ragazza. Con lei però non ci eravamo persi di vista, come capita speso tra compagni di scuola, anzi, il nostro rapporto si era rafforzato. Negli ultimi tempi avevo cominciato a vederla sotto un altro aspetto; lei era cambiata e direi migliorata. Il suo corpo lo vedevo più formoso e femminile ed io mi sentivo, ogni volta che ci incontravamo, sempre di più attratto da lei.
Tentai più volte di instaurare un legame affettivo con Stella, ma i miei tentativi sono stati sempre vani. In effetti la mia pretesa non era quella di un rapporto sentimentale vero e proprio, ma solo quello di potermi accoppiare sessualmente con lei. Avrei voluto fare con lei quei giochi e soddisfare quelle fantasie erotiche che fra due amici possono risultare migliori, vista la conoscenza ed anche la complicità. Discutendo con altre amiche, si è approfondito l’argomento e ci siamo trovati d’accordo, migliorando la visione complessiva del sesso, rendendolo più interessante. Questo avrebbe contribuito a slegare le persone da canoni assurdi, che la società civile impone e che attualmente, sono in parte anacronistici, visti i progressi sociali. Qualcuna delle amiche, mi fece notare che spesso le persone frustrate negano a sé stesse i piaceri più belli della vita.
Con Stella ci sentivamo spesso ma difficilmente riuscivamo ad incontrarci, a causa di molteplici impegni. Il tempo passava e, nonostante tutto, la nostra amicizia aveva un velo di complicità, data proprio dalla lunga conoscenza. In uno dei tanti giovedì sera, dopo aver fatto i compiti, Stella venne a trovarmi e così approfittai dell’occasione, per invitarla una sera a cena in una pizzeria. Le altre volte che l’avevo invitata aveva rifiutato, adducendo scuse varie, ma quella volta lo feci quasi con insistenza.
La mia fidanzata Serena, era molto gelosa e se avesse scoperto che ero andato a cena con un’amica sarebbe successo il finimondo, però decisi di rischiare lo stesso e così, venerdì sera, come d’accordo, ci incontrammo nel luogo dell’appuntamento. Per Serena inventai un allenamento straordinario in vista delle prossime gare, capelli ordinati, barba rasata e mi profumai. Serena ebbe qualche sospetto, ma una telefonata di un mio amico della palestra, salvò la situazione.
Prenotai in una bella trattoria con vista sul golfo di Napoli. Passai a prenderla con l’auto dei miei genitori e lei si fece trovare elegante. Indossava un cappottino scuro chiuso sul davanti, lungo fino a sotto il ginocchio, che in auto non aprì. I suoi capelli scuri, non lunghi, le davano un’aria di donna di classe. Entrammo, l’aiutai a togliersi il soprabito e la feci accomodare. Rimasi sbalordito dall’eleganza; indossava una camicetta di seta blu, semi-trasparente, abbottonata sul davanti con un solo bottone vistoso sotto il seno, all’altezza dell’ombelico, aperta anche sulle spalle, fino alla schiena ed una minigonna nera con spacco laterale che lasciava esporre le curve delle sue gambe, nella loro interezza. Ai lobi delle orecchie due perline ed al collo una collana di perle sistemata a cascata sulle spalle nude.
Il suo portamento, sempre flessuoso ed armonioso, creavano un fascino particolare. In quella sala la sua figura mi inebriava come non mai ed attirava gli sguardi dei presenti. Si era messa in tiro con eccellenti risultati; il suo aspetto era di donna di gran classe, molto elegante e raffinata. Solo a guardarla ero eccitato; era estremamente attraente e quel giorno speravo che le mie convinzioni finalmente si sarebbero concretizzate. Il nostro tavolo non era ampio e obbligatoriamente eravamo vicini uno di fronte all’altro. Dopo l’aperitivo, iniziammo a mangiare. Verso la fine, una sua mossa inaspettata, mi sorprese non poco; allungò la gamba sotto il tavolo fino ad appoggiare il suo piede sul mio, per accarezzarmi la caviglia per poi risalire la gamba ed infine arrivare tra le mie cosce. Non mi importava di quello che avrebbero potuto pensare i presenti o se ci potessero vedere, era la mia occasione. Finalmente ero riuscito ad uscire con lei e non avrei perso questa opportunità per nessuna ragione al mondo. Finimmo di cenare e lei mi propose di passare il resto della serata a casa sua. Per me era il top del desiderio; non ci speravo e mi chiedevo da dove arrivasse questa fortuna. Naturalmente, felicissimo, acconsentii ed eccitati e strafelici ci avviammo.
La sua casa era in un palazzo al terzo piano con un altro appartamento vicino che mi disse essere sempre vuoto, essendo occupato da una assistente di volo, che era quasi sempre all’estero. Appena dentro lei accese delle luci e mi disse che i suoi genitori sarebbero stati fuori tutta la notte. Accese poi delle candele per poi spegnere le lampadine, creando così un po’ di atmosfera e facendo in modo, che le luci delle candele, creassero delle zone di penombra, in modo che l’intimità fosse maggiore. Levai il soprabito alla mia amica e, mettendomi alle sue spalle, le baciai il collo, l’orecchio e poi ancora il collo, soffermandomi per poi continuare nuovamente, mentre le sbottonavo quell’unico bottone anteriore della camicetta. Lei ruotò la testa e mi offrì le labbra, così ci baciammo, mentre con le mani toccavo le tette ormai nude e sentendo inturgidirsi, tra i polpastrelli, i capezzoli. La camicetta cadde sul pavimento, muovendo la zip che la chiudeva.
Mi abbassai con la testa all’altezza dei glutei, lasciai scendere a terra la gonna e le sfilai le calze, slacciandole dal reggicalze e lasciando ai suoi piedi il vestito con le calze arrotolate alle caviglie. Lo slip brasiliano di tessuto sottilissimo e tutto ricamato, ero riuscito a levarlo. In quella posizione, aprii leggermente il solco dei glutei e cominciai a leccarlo per tutta la lunghezza, soffermandomi all’ano e continuando, sempre nella stessa direzione, proseguii al perineo inferiore. Mi rimisi in verticale, con la lingua salii leccando e baciando ogni vertebra della schiena fino ad arrivare al collo. Non riuscivo a controllare l’eccitazione e volevo sfogarmi.
Mi sedetti su una sedia, la feci avvicinare a me, in modo da avere i suoi capezzoli all’altezza della bocca e con le mani cominciai ad accarezzarle delicatamente l’esterno coscia mentre con la bocca leccavo le tette, mordendo e strapazzando con la lingua i suoi capezzoli turgidi. Lei era già eccitata e, nel passare la mano sull’interno coscia, lo trovai già bagnato dei suoi umori e, quell’odore caratteristico di femmina in calore, mi inebriava. Se fossi stato avventato, l’avrei fatta distendere in modo da aprirle le gambe e leccarla. Nonostante la tentazione fosse forte, preferii aspettare per gustarmi con calma questo piatto speciale, che era il suo sesso. Durante i baci continui, le introdussi un dito in vagina e subito andai a cercare il clitoride per titillarlo e sentirlo turgido e sensibile tra le sue labbra vaginali.
La vagina accolse bene il mio dito, che dentro si muoveva senza alcuna resistenza. Ciò mi indicava che aveva scopato più di una volta e forse lo faceva ancora non si sa con chi. Estrassi poi il dito e passai una parte degli umori su un capezzolo, mentre il restante, lo misi in bocca leccandolo. Il sapore era unico e piacevole. Mi avventai nuovamente sulla vagina ma questa volta con due e poi con tre dita, scuotendola tutta. La sua eccitazione si vedeva e gli umori aumentavano a dismisura. Estrassi le dita ed infilai due di queste nell’ano. Le dita erano ben bagnate ed i suoi umori fungevano da lubrificante. Allargavo e stringevo le mie dita insistentemente, spingendole sempre più in fondo. La mia amica cominciava ad ansimare dal piacere ed il suo corpo era ricoperto da perle di sudore che lo rendevano ancora più attraente.
Non riuscivo più a trattenermi; il pene cominciava a pulsarmi, la vena si era gonfiata e la cappella aveva raggiunto il massimo della dilatazione. La feci inginocchiare e le infilai il pene in bocca. Lei lo accolse prontamente come se fosse un dolce desiderato e subito cominciò a leccarmi la cappella, poi l’asta e nuovamente la cappella, massaggiando con una mano i miei testicoli e tenendo con l’altra il mio sesso. La mia resistenza durò poco e le venni in bocca. Data la grande quantità di sperma, lei non riuscì a trattenerla, lasciandone scivolare una parte sul mento e sul seno. Nonostante fossi venuto, il mio pene era ancora duro e la voglia era ancora da soddisfare. Lei, con abili colpi di lingua e di mano, seppe risucchiare le ultime gocce di sperma rimaste nel mio sesso, lasciandomi stremato. Ero esausto, ma volevo continuare. La feci sedere di nuovo su una sedia e le baciai un piede, dopo averle tolto ciò che restava delle calze, poi la caviglia; leccavo, baciavo ed andavo avanti, finché arrivai all’interno coscia, trovandomi in presenza di un mare di umori. Era così bagnata che mi sembrava impossibile. Con mia grande gioia mi ci tuffai, leccando come un forsennato e raccogliendo quella quantità di umori. Ebbi così l’occasione di vedere ed avvicinarmi alla vagina. Sollevai le sue gambe, mettendole sulle mie spalle e leccai prima le grandi labbra, poi il clitoride ed infine andai all’esplorazione della vagina con la lingua.
Era quello che avevo sempre sognato: leccare per ore ed ore la sua figa. Ora mi sentivo appagato e lei era eccitata. A volte voleva sottrarsi alla mia presa ma la tenevo salda e continuavo. Mi lasciò stringere il clitoride con le labbra e poi, con i denti, lo tirai verso la mia bocca. Lo tiravo, lo rilasciavo e lo leccavo nuovamente. In questo modo lei venne in breve tempo, ma io volevo che lei godesse di più e avrei gradito che il suo getto di sbroda mi arrivasse dritto in bocca. Affinché godesse, per realizzare il mio desiderio, continuai a masturbarla con le dita, mentre io, con la bocca spalancata, ero di fronte alla vagina, pronto a raccogliere ogni goccia del suo nettare. Dopo non molti minuti, si dimenò, vibrando e muovendo le gambe in modo disordinato, in preda ad un spasmo violentissimo, tanto che a stento riuscii a trattenerla. Mi venne in faccia ed io raccolsi i suoi umori nella mia bocca che si riempì, ingoiandoli.
Appena ebbe finito di versare i suoi umori nella mia bocca, andai alla ricerca di ciò che mi era sfuggito, leccando avidamente la pelle, nei punti dove si erano depositate le gocce.
Le chiesi di restare seduta lì dove era. Lei era stordita dall’orgasmo ed io ne approfittai per andare in cucina a cercare un cetriolo. Lo trovai e, ritornato da lei che si stava riprendendo, lo infilai nella sua vagina muovendolo, estraendolo ed affondandolo, alternando il vegetale con la mia lingua, che dopo ogni penetrazione massaggiava il clitoride. La feci alzare, mi sedetti e la feci sedere sopra di me con le spalle verso il mio volto. Il mio sesso entrò nel suo ano.
In questa posizione mi era facile introdurre alcune dita nella figa. Lei, spostandosi un po’, mi offrì una mammella e così mi occupai del capezzolo così offerto. La posizione era fantastica; il cazzo e l’azione delle dita nella vagina, avevano sconvolto la mia amica che ormai senza freni, si abbandonava alle emozioni ed al godimento che quella situazione le stava procurando. Estrassi il mio sesso dall’ano lo trovai pulito, segno che, prevedendo di darmi il culo, aveva provveduto ad un lavaggio intestinale. Ora volevo che il mio pene si impregnasse del dolce nettare della vagina. Così mi decisi a fare una penetrazione rapidissima, giusto il tempo di bagnarlo, estrarlo ed accompagnarlo alla bocca della mia amica. Il mio cazzo non era grosso, ma lei abilmente riuscì a farmelo ingrossare ed a farmi venire. Le chiesi di spalmarsi lo sperma sui capezzoli e quando ebbe finito, li leccai; lo facevo con tutte le donne, Serena compresa.
Presa dalla lussuria, Stella mi infilò un dito in culo. Era la mia prima volta e, mentre lei con la bocca mi ripuliva la cappella, io divaricai le gambe, in modo da avere una penetrazione più profonda. Era una sensazione strana, faceva male ma questo dolore era accompagnato da uno strano piacere che mi eccitava in un modo incredibile. La soddisfazione fu grande ma non completa. L’accarezzo e lei salì su di me, guardandomi negli occhi, appoggiò le cosce sulle mie, avvicinò il bacino ed assunse la posizione «fior di loto», una delle mie preferite. Averla di fronte a me, beandomi della sua bellezza, rese la mia penetrazione particolarmente soddisfacente, lei si agitò ed inarcò la schiena, avvicinandomi i suoi seni che, sotto lo stimolo dell’ossitocina, fecero schizzare gocce di limpido, dolce liquido sulle mie labbra. Allupato, incrementai la mia azione, succhiando quei capezzoli che mi regalavano il loro nettare. Le mie mani esigevano la loro parte di piacere e si muovevano instancabili. Mi gustai le carni di questa giovane femmina che si concedeva appassionatamente ai miei desideri osceni. Stella era totalmente compiacente, finalmente libera di dar sfogo alle sue voglie; nel suo agitarsi, muoversi, negli spasmi della sua fresca figa, mi fece letteralmente impazzire.
Mi balenò un pensiero: mi sentivo un vampiro sessuale che suggeva ed estraeva una linfa rinvigorente da quel bocciolo rugiadoso traboccante di energia vitale, alla ricerca di stimoli nuovi che lo liberino dell’ovvio, dell’abitudine sorda, pervasiva e paralizzante. Esplosi nel suo grembo, lei gemette eroticamente avvinghiata a me, mentre io lo ero a lei. Avrei voluto fermare il tempo, cristallizzare l’istante in un’eternità di sublime godimento ma, purtroppo, l’incanto volse al termine, la baciai per distillare l’essenza e conservare il ricordo di questo momento irripetibile. Dopo essere uscito con circospezione dalla casa, pensai al rapporto appena consumato, fatto di sguardi di gesti, d’inviti, di offerte senza che quasi parola sia stata proferita: essenziale, intenso e indimenticabile.
Un bacio ed un arrivederci a presto per altro sesso, furono i sigilli di una splendida sera.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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